vision e mission

download (1)Marco è un mio amico da un bel po’ di anni. Ho conosciuto lui e FS lo stesso giorno ad una festa universitaria, poi Marco è emigrato, come la maggior parte dei miei amici laureati nel 2009 in piena crisi ed ora ha una carriera brillante in America. Ci siamo sempre sentiti sempre, skype, msg e mail. Lui mi raccontava la sua turbolenta vita sentimentale oltreoceano, i suoi progetti imprenditoriali ed io gli raccontavo di FS, del mio lavoro, delle rogne italiane, dei libri che doveva leggere. Malgrado il suo proverbiale aplomb, Marco è rimasto particolarmente sorpreso dalla rottura tra me e FS, per cui all’inizio non sapeva proprio cosa dire. Ora la vede come una presa di coscienza di differenti priorità di vita: sia la nostra vision che la nostra mission avevano smesso di coincidere. Ok diciamocelo, Marco è molto più bravo a gestire la sua azienda che qualsiasi storia sentimentale, ma forse questa volta ha ragione. In ogni caso, la cosa che mi fa più star male è che FS forse non aveva ben chiara la sua mission (per 6 anni!) e una volta arrivato al punto di sposarsi, semplicemente non ce l’ha fatta. E’ stato solo in quel momento in cui egoisticamente ha deciso che era ora di pensare, non prima, quando le cose fluivano senza particolari assunzioni di responsabilità. Marco dice “Cat, tutti abbiamo diritto di cercare la nostra felicità! E abbiamo il dovere di usare la libertà che ci è stata offerta”. Ma quanta libertà abbiamo? Quanto è nostra libertà calpestare la vita degli altri? Ecco l’articolo da cui è partita la discussione di oggi:

 MASSIMO RECALCATI, REPUBBLICA

Il nostro tempo esalta l’autonomia dell’Io come l’espressione più appagante della nostra libertà e considera la maturità psichica come la capacità di vivere nella più assoluta indipendenza, senza appoggiarsi all’altro. Questo mito della libertà come pura negazione dei vincoli simbolici e affettivi, tende ad irridere su coloro che, al contrario, ammettono la loro vulnerabilità e la loro dipendenza dall’esistenza dell’altro. Alla luce della psicoanalisi il sogno di un soggetto che si fa il proprio nome da se stesso è un sogno puramente narcisistico. La vita umana è tale solo se sa riconoscere i propri rapporti di dipendenza senza negarli ferocemente. Senza la presenza dell’altro dell’amore la vita perde il suo senso.
Tuttavia esistono legami dove la presenza dell’amato si è a tal punto insediata in noi stessi che la nostra vita fatica a vivere senza questa presenza. Senza questa presenza essa precipita traumaticamente nel buio. Non necessariamente dobbiamo giudicare questi legami come patologici. Personalmente tendo a considerare assai più patologico chi vive dell’autosufficienza del proprio Io senza esporsi al rischio del legame.

E voi amici lontani cosa ne pensate?

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6 thoughts on “vision e mission

  1. Grazie Mau. Di fronte a un dolore così grande, sono rimasta senza risposte: qual è il senso di tutto questo? cosa dovrei imparare? Ho il cuore a pezzi e spero che qualcuno mi aiuti a ricomporlo per poter cominciare a vivere di nuovo.

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  2. Mi sono chiesto anche io il senso è cosa dovremmo imparare.
    Per adesso ho capito solo che alcune persone non sono mai stati innamorati veramente e non hanno mai avuto il cuore stretto in una morsa

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  3. Quando ti svegli in piena notte e ti chiedi perché?
    Quando vedi un luogo, un colore, un film, passi mesi a vedere e sentire cose che ti fanno rivivere i momenti passati con la persona amata.

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