primo appuntamento

dalla psicologa.

bilancio: positivo

io che sono sempre stata restia. Ovviamente, non lo sa nessuno che vado perchè mi vergogno. E lo so che è ridicolo. Ma mi vergogno comunque. E mi vergogno di vergognarmi.  Perchè io dico sempre ai miei studenti che hanno qualche difficoltà che “quando uno ha bisogno deve chiedere aiuto,  bisogna chiedere sempre, non bisogna tenersi questioni irrisolte, paure o dubbi nel cuore. Vanno condivisi solo così si alleggeriscono. Perchè si porta il peso insieme. E se le cose si fanno difficili, bisogna parlare con qualcuno di esperto. Perchè se uno ha mal di pancia che non passa va dal dottore vero? E mica si vergogna. Ci va e basta. Il dottore lo visita, gli da dei consigli e poi sta bene”

E quindi mentre andavo all’appuntamento oggi mi ripetevo questo. Che alla fine io non ho mai chiesto aiuto a nessuno. E da qualche parte bisogna pur iniziare.

é quando sono debole che sono più forte. SP

p.s. Le mie amiche, le mie MERAVIGLIOSE amiche hanno creato per me un gruppo wapp per condividere la piccola gioia del giorno per 100 giorni.

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15 thoughts on “primo appuntamento

  1. Ti racconto una storia. Per anni, anni e anni, io non ho mai parlato con nessuno. Il motivo è semplice (e credimi non voglio fare il superman). Il motivo è che ho una formazione ingegneristica. Estremamente razionale e orientata al problem solving. Il che significa la capacità di disegnare scenari. Un po’ come gli scacchi. Gioca bene a scacchi chi è in grado di “anticipare” le mosse dell’avversario. Ma questo non significa una dote di preveggenza. Significa iniziare a pensare “se lui muove la regina cosa faccio?” e poi ancora e ancora e ancora. Due, tre, quattro mosse. Il che significa un numero enorme di possibilità. Perché l’avversario potrebbe muovere uno qualunque dei 16 pezzi che ha a disposizione. Quindi la prima mossa significa 16 possibilità, la seconda significa 16×16 possibilità, e via così. Ma disegnare scenari non significa ragionare come un computer, significa selezionare le mosse più probabili e meno sciocche, cioè selezionerò per prima la mossa che mi mette maggiormente in difficoltà. E così via, sino ad identificare (per la prima mossa prevista), 4 o 5 scenari possibili.
    Dopo questa (verbosa, chiedo venia) premessa, il punto che ci collega al tuo discorso è che, avendo una discreta capacità di disegnare scenari, parlare con le persone non mi dava alcun sollievo, perché qualunque, QUALUNQUE cosa mi dicessero, era qualcosa che io avevo in qualche modo già pensato. E quindi, sempre nella mia ottica ingegneristica e razionale, non aveva praticamente alcun senso parlare con qualcuno, causa assenza di valore aggiunto.
    Considera che io ho un quarto di secolo più di te, e quel che ti dico accadeva quando avevo la tua età, ed è continuato ad accadere per molto tempo dopo. Fino a quando ho scoperto il valore catartico del confronto. Cioè il fatto che semplicemente parlare con qualcuno mi aiutava. Ma questo è avvenuto dopo circa un anno che ho iniziato a fare analisi.

    Morale della storia. Vai avanti. Il metro è molto semplice. Quando cominci, per un certo numero di sedute entrerai pesante e uscirai leggera. Se questo è quel che accade, va bene così. Devi alleggerirti prima, per poi andare dentro di te e affrontare la parte buia di te stessa. Continua, Cat. Continua e fottitene dei sentimenti di vergogna e del negativo che pensi di provare. Misurati sulla leggerezza all’uscita. Se sei più leggera, se ti senti meglio, sei sulla buona strada. In bocca al lupo.

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  2. Fai quel che dico non quel che faccio…di solito viene preso come esempio di incoerenza, ma in realtà, se vuoi, è un segno di umiltà e di saggezza. Se noi non riusciamo a fare una cosa non è detto che sia sbagliata. E soprattutto non è detto che altri non possano farlo. Quindi vai tranquilla e non vergognarti né di chiedere aiuto, né di vergognarti per questo!

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