smetterla di parlarne

Ecco- mi ha detto Leila al telefono – è arrivato il momento in cui ne hai parlato abbastanza. Appurato che stavi con una persona talmente insensibile da non seguire le più banali regole di rispetto, lasciandoti vedere foto in cui lui si diverte un sacco (mentre tu soffri come un cane e lui LO SA), ora devi smetterla.Ne hai parlato tantissimo, con me con i tuoi amici, con i tuoi, ora vai anche dalla psicologa. Tutti ti abbiamo detto che non potevi fare nulla, ma non perchè vogliamo tagliare corto, ma perchè Cat non potevi fare NIENTE. La sua rivelazione ultima è la sua natura, forse.MA adesso devi confinare, confinare i tuoi pensieri le tue inutili rimuginazioni a quel divanetto (le psicologhe hanno un divanetto?) e smetterla di dedicargli anche un solo respiro, anche una sola parola. Ci penserai ma non lo renderai più reale. Non si tratta più di sfogarsi Cat, si tratta di reiterare situazioni che tu stessa crei ma che non portano a nulla perchè purtroppo non saprai NULLA perchè lui non è pronto al dialogo e tu fai un monologo senza possibilità di risposta. Lui non c’è. Lui non c’è e non ci deve essere nemmeno nelle tue parole.

Ha ragione Leila.

Lui semplicemente non c’è. E qui  si apre il varco.

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14 thoughts on “smetterla di parlarne

  1. Vabè dai, ci sta: io al posto tuo avrei fatto peggio.
    Comunque è vero: inizia magari a renderti conto che lui non c’è.

    Quello che c’è è un mondo enorme di persone che vive benissimo anche senza di lui, perché c’è tanto altro.

    E sicuramente c’è di meglio, visto come sì è comportato.

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  2. Non sono totalmente d’accordo. È senz’altro vero che devi realizzare l’assenza, e quando l’avrai realizzata smetterai di parlarne. Ma realizzare l’assenza passa per l’elaborazione del lutto. Una relazione che termina improvvisamente è un lutto. Non è necessariamente detto che la subitaneità dell’evento sia negativa. Immagina la tua migliore amica che va a vivere all’estero dopo che per anni e anni vi siete viste tutto il giorno. Anche qui si elabora un lutto. E vedrai che quando smetterai la terapia ci saranno due-tre sedute per prepararti al distacco. Quindi dovresti orientare gli sforzi a trasformare la disperazione in dolore, che poi pian piano virerà in dolce malinconia. Nel frattempo, se parlarne è funzionale a questo, fallo. Se invece ti serve solo ad alimentare la voluttà del dolore, allora smetti. La voluttà del dolore è pericolosissima, si arriva ad un punto nel quale il dolore diventa una morbida coperta nella quale avvolgersi. Se posso dirti quel che vedo da fuori, leggendo tra le righe, è che sei passata dalla voluttà del dolore all’intenzione di uscirne. Sei pronta per il viaggio di mille li, il tuo piede è pronto. E uno di questi giorni farai un passo. Lo farà il tuo “dentro”. Il tuo “fuori” il passo lo ha già fatto, rivolgendosi ad una professionista. 🙂

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  3. Sono d’accordo con Max. Non è detto che smettere di parlare sia quello che serve. A volte è necessario parlarne fino a quando non ti rendi davvero conto che è il momento di dire basta. Ma quel momento lo puoi sentire solo tu. E’ facile da fuori dire che è ora di smettere ma ci sono dei percorsi che ognuno deve fare per andare avanti quindi prenditi il tempo che ti serve e soprattutto fai quello che ritieni debba essere fatto. A volte potrebbero essere cose sbagliate dal punto di vista di altri ma in fondo tu sola sai come voltare pagina!

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  4. Il modo migliore per dimenticare un amore è trasformare quell’amore in odio. Pensa a quanto lui se la stia ridendo alle tue spalle, pensa a come la sua vanità si stia compiacendo nel vederti soffrire, nel vedere che parli solo di lui e lo pensi sempre. Tira fuori la tua dignità e il tuo orgoglio e dimostragli che quello che ha perso di più è lui e non tu. Un abbraccio.

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    • Non sono mica tanto convinta che odiare qualcuno sia il giusto mezzo per dimenticarlo. L’odio è un sentimento forte che rischia di farti rimanere aggrappata a qualcuno. lo odi e ci pensi, poi ti innervosisci e avanti come sempre. Meglio odiarlo che amarlo? ma in fondo sempre coinvolta sei!

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      • Odiare ti fa soffrire meno, ti libera dai sensi di colpa ed è propedeutico per cominciare a dimenticare. Non è possibile dimenticare subito qualcuno con cui sei stata per anni. Provare a trasformare l’amore in odio può aiutare perché non si può odiare qualcuno per sempre ma amarlo per sempre si può. Ciao.

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      • Mi ha colpito questa riflessione, e anche l’idea che venga da un uomo, perchè vedi Cat io credo che noi donne stiamo sempre lì a immolarci con il pensiero dei nostri torti e delle nostre manchevolezze, quando ci troviamo difronte a azioni e comportamenti profondamente scorretti da parte altrui. Per quanto tu possa essere stata assillante non hai fatto proprio niente che giusitifichi i suoi modi prima e la sua insensibilità adesso.
        Negare che ci fossero problemi quando non era così è profondamente scorretto nei confronti della parte più debole, in questo caso tu, perché ti impedisce di conoscere la situazione, valutare e scegliere e ti fa passare per mentecatta facendoti senitre in colpa mentre ci hai solo visto fin troppo bene; negare e in più attribuire le proprie esitazioni preesistenti alla tua giustissima ansia di sapere è non solo scorretto ma vigliacco; illuderti quando la sua scelta era fatta ed era tutt’un tentare di trovare alternative facili a un legame che presupponeva un passo da adulti (e sarà mica un caso che poi si è messo con una di dieci anni più giovane?) è scorretto, vigliacco e irresponsabile nei tuoi confronti; scappare da un passo impegnativo senza neppure capire cos’è che ti angoscia per regredire a ventenne è lecito, ma… no comment!
        Ora noi femmine tendiamo sempre a dissezionarci e flagellarci mentre qualcun altro fa i suoi comodi a scapito nostro; mentre essere capaci di un sentimento di rabbia, più che di odio, aiuta a far venir fuori le cose per come stanno, e a far apparire gli atti scorretti di persone che hanno una grande influenza su di noi per quello che sono: comportamenti sbagliati e aggressivi nei nostri confornti per cui non dobbiamo giustificarci noi, ma dovrebbero essere loro ad assumersene la responsabilità, se fossero adulti e non marmocchi.

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      • Ciao Antonio e SA30, grazie per i vostri opposti consigli. Io sono qui per ascoltare, perchè la mia testa gira in continuazione e leggervi cmq mi da tranquillità anche se le posizioni sono contraddittorie o opposte. Mi sento tranquilla perchè qualcuno si sta occupando un secondo di me. Non riesco ad odiare nessuno, Antonio e questo renderà più difficili le cose, forse. Ma io nella mia vita non ho mai odiato nessuno, neanche chi mi aveva fatto dei torti. Sono semplicemente fatta così. Il massimo che spero è di arrabbiarmi, di riuscire ad avere una reazione, un colpo di reni che mi permetta di uscire da questo pantano.

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  5. Lui non c’è. E su questo siamo anche d’accordo.
    Non c’è e non ci sarà. Su questa seconda parte forse vorresti poter lavorare.

    Però. Ti dico un però. Non si è comportato male. Una delle fasi dell’accettazione del lutto (ne parlai anche io, eo tempore: http://www.singleatrentanni.com/2010/03/rivedersi-in-occhi-altrui/ ) è realizzare dove c’è stata scorrettezza e dove no. Lui semplicemente non c’era e ci ha messo un po’ per rendersene conto perchè probabilmente non c’era nemmeno per sè stesso. Ma è stato coerente e anche relativamente corretto.

    Un giorno arriverai a capire anche questo. E svolterai. Forza!

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    • grazie grazie. ho trovato leggendo il tuo articolo ed i commenti (e perdendomi tra i link che portavano altri link) una frase: “Si è proteso su degli abissi. Ha rischiato più volte di cadere. Ma alla fine non è precipitato. In bilico sul vuoto, non ha conosciuto la caduta. Ci sono stati cedimenti, sbandamenti, delusioni, scoramenti, ma la vita l’ha sempre avuta vinta.” (P. Besson). mi è piaciuta tanto. e la scrivo.

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