qualcuno mi ha scritto e di qualcuno ho letto

watercoloranzi più di qualcuno mi ha scritto.

ho lasciato la mia mail così, non si sa mai, mi sono detta.

e invece qualcuno mi ha scritto, anzi più di qualcuno, dicevo, ragazzi e ragazze che mi raccontavano storie simili, diverse ma tutte umanissime. Ho simpatizzato con G che ha lasciato il suo fidanzato storico e mi ha fatto vedere l’altro lato della medaglia, ho fatto il tifo per C che sta affrontando una difficilissima separazione ed è ancora com’ero io a Dicembre.

“si vorrebbe essere balsamo per molte ferite” scriveva Etty Hillesum, che è stata d’ispirazione e conforto in molti momenti per me. Mentre rispondevo alle mail ho pensato a quanto sono cambiata, nel mio assolutismo giudicante, nel mio autoreferenzialismo: le mie mail ora non sono più quelle che sarebbero state una volta: decise! giudicanti! (Non puoi lasciarti trattare così! Non rimuginare! Muoviti) Ma molto più accoglienti e comprensive nella consapevolezza di condividere una natura fragile e imperfetta.

E ho pensato che forse era anche questo il senso del mio Cammino.

E poi c’è L. che mi fa due domande scomode. Della seconda parlerò più avanti perchè per ora non ho risposte. Qui vi riporto una delle due. L. mi chiede quanto la mia sofferenza sia derivata dalla perdita di FS e quanto invece dall’essermi vista sfuggire in poco tempo quello che avevo sognato.

E nella mia risposta le due dimensioni sono parimerito con una terza: c’è anche un’altra cosa che mi ha provocato immensa sofferenza e che occupa il podio gomito a gomito con le altre due dimensioni “non aver capito… non aver visto…io che pensavo che la mia relazione fosse stabile, basata sulla comunicazione che fosse una relazione con la R maiuscola. io che per lavoro insegno agli alunni a relazionarsi in maniera corretta sincera onesta con gli altri a prendersi cura degli altri, ero un fallimento nella Relazione della mia vita”. Ora so che nemmeno io (“la perfettina, impegnata, corretta, fedele, paladina dell’onestà!” così mi vedevo!) sono esente da catastrofi sentimentali. perchè per quanto ci si impegni si commettono errori, non si vedono cose, e soprattutto si è in due…non si può pensare mai di aver forza per due.

E alla luce di tutto questo rivedo una frase di Borges che mi ero appuntata sul mio diario (c’è gente a 30 anni che ha ancora i diari!)
Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un pò di sè e si porta via un pò di noi.
Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.
Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.
-J. Luis Borges-
E ora rispondo pure a lui, qui:
Caro Jorge,
la prima volta che ho letto questo passaggio mi sono concentrata sull’ultima parte: la RESPONSABILITA. E ho pensato: “Io voglio lasciare qualcosa alle persone che incontro nel mio cammino, voglio lasciare qualcosa ai miei studenti (per questo rimango spesso ampiamente oltre il mio orario scolastico), voglio lasciare qualcosa ai miei amici, alla mia famiglia e sono sicura che ho lasciato qualcosa anche a FS. assai più che molto. Non voglio essere quelle persone aride e superficiali che non lasciano nulla, gli sciacalli delle relazioni!”. Oggi invece mi concentro sulla frase prima.
Jorge, è impossibile che uno non ti lasci nulla ma ti porti via molto. Perchè se ha portato via molto ha sicuramente lasciato qualcosa: una ferita ma anche solo il vuoto, cioè spazio, spazio in cui perdersi all’inizio, ma anche nuovo spazio in cui coltivare. Andandose, FS, ha sbattuto la porta del mio cuore, sono caduti i quadri e sembrava fossero passati i ladri. Era freddo e buio. Aveva portato via molto ma lasciato qualcosa, su cui riflettere, su cui ragionare. Un vuoto assordante che piano piano è diventato ai miei occhi spazio. Uno spazio su cui forse non riuscivo ad appendere grandi quadri ma ho iniziato con cartoline poi con piccole tendine. Ma sempre uno spazio. E’ nostra responsabilità, Jorge, usare il lascito anche doloroso di chi abbiamo incontrato, e farlo in qualche maniera diventare, se non positivo innocuo, neutro. Uno spazio da cui ripartire.
Un abrazo
Cat
ps.Ti leggo sempre e ammetto che de El Aleph ho capito poco
Sono cresciuta quest’anno. Ho camminato anche se non in linea retta. E anche se avrei preferito che le cose fossero andate diversamente, questa è la mia vita.
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