trentenne e malata

non parlo di me questa volta.

ma di una mia collega di Bruxelles. Giovane, bella, sposata da due anni, hanno un bambino di un anno. Tre mesi dopo la nascita di Lapo, Milla fa un controllo e scopre di avere un nodulo. Il nodulo è benigno, sicuramente, le dicono perchè non ha nessun caso in famiglia di tumore al seno. Camilla è così concentrata con Lapo che me lo dice distrattamente su skype, e mi mostra orgogliosa il bebè. “Ho una biopsia da fare, sai” mi dice “ma è routine, controllano e ben venga che controllino”. E invece è un tumore. E Camilla dalla maternità passa direttamente alla malattia, passa da biberon a chemio. Nove lunghi mesi. In cui lei mette una parrucca corta fin da subito, prima di perdere i capelli. La viene a comprare in Italia, perchè sua zia ha un’amica che ha avuto un tumore e ne aveva una che sembrava vera. Nessuno si stupisce del nuovo taglio di capelli di Camilla, che me lo mostra orgogliosa su skype. Lei dice che con il bambino aveva bisogno di capelli corti. Tutti sono d’accordo : “ma che peccato che li hai dovuti tagliare”. Sotto la parrucca c’è solo un centimetro di capelli. “Se cadono, voglio che siano corti, non voglio vedere capelli lunghi neri ovunque” mi dice. Io trattengo il respiro e rimando le lacrime. “Stai proprio bene, Camilla, comunque”. Io e lei che avevamo i capelli fino a metà schiena.  Milla ha gli occhi rossi e stanchi quando mi chiama dalla soffitta a Bruxelles, quella soffitta in cui ci rintanavamo a parlare di quello che poi sarebbe diventato suo marito e anche quello che poi sarebbe diventato FS. Nelle nostre chiacchiere, sembrava che fossimo immortali, inattaccabili, che i nostri sogni, le nostre vite dovevano andare  così. E nel frattempo Milla si preoccupa per me, per come vanno le cose, per come sono riuscita a superare tutta quella storia di FS. Io le dico che non si deve preoccupare per nulla, che io mi posso preoccupare per lei ma non lei per me. Milla si arrabbia e mi dice che non devo trattarla da malata, quando scopre che io e Giacomo ci siamo allontanati e io non gliel ho detto. Si incazza e non mi parla per una settimana. Io chiamo Fred, entrambi conveniamo che “è sana, Milla è sempre quella”. Ma le cose poi diventano difficili, la stanchezza, la presenza della bambinaia in casa (baby sitter mi sembra riduttivo perchè questa è una signora di una certa età con fare ottocentesco), le nausee iniziano a scolorire Milla, che si chiede perchè proprio lei. Ma poi scatta qualcosa, non so dire quando, ma qualcosa è scattato, è spirito di sopravvivenza, è amore per chi le sta vicino… Che non la fa mollare. Sente, mi dice, che quello che sta passando ha un senso, che lei non capisce ma sicuramente c’è. Io la guardo e mi interrogo sulle sue parole. E coinvolge anche Fred, che trova forza, non apparente, come all’inizio ma vera. La forza di Milla, cinquanta chili scarsi, è contagiosa. E mentre fa le chemio tiene duro, se la sua pelle è pallida, la sua anima è luminosa. Nove mesi dopo quella notizia mi manda una foto su whatsapp. Lei e Fred sul letto d’ospedale e mi scrive che ha finito, che è l’ultima, che si sente GRATA, che vuole vivere, che la vita è meravigliosa. E io non posso darle torto. La vita è meravigliosa, anche quando non ce ne rendiamo conto.

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9 thoughts on “trentenne e malata

  1. Spesso solo chi sfiora così da vicino la morte riesce a capire il valore di ogni singolo attimo e la meraviglia d’una vita che fa dannare ma è anche maledettamente tua, unica, irrinunciabile.

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  2. io vorrei farti capire quanto tu e i tuoi racconti siate “curativi” e pieni di amore, ti leggo e sono sempre un po’ più felice di prima. 🙂 grazie!

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  3. Mi vengono i brividi a leggere tali storie. Ma mi rendo conto di quanto siamo sciocchi quando per un nonnulla cadiamo in depressione con la prospettiva di farla finita perchè le cose non vanno come devono andare. Ed invece dobbiamo prendere ad esempio persone che combattono con veri problemi, con patologie che potrebbero minarne davvero il futuro, non con qualcosa di futile.

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