tempo massimo (parte 2+sondaggio)

Oggi è il mio giorno libero, quindi dopo il post sono uscita di casa e sono andata a bere un caffè con un’amica. Senza raccontarle del blog, le ho chiesto qual era secondo lei il tempo massimo (rif. articolo precedente) in cui un amico sopporta/supporta un altro nell’attesa che esca dal tunnel dell’abbandono. “Un mese” ha sentenziato. “Due se proprio proprio”. Non pensate che Silvia sia particolarmente insensibile. E’ diventata da poco mamma, il marito, un ingegnere perennemente in viaggio la fa “tribolare” ma lei ha trovato un equilibrio con il suo bebè e incredibilmente riesce ancora a collaborare con la ONLUS con cui collaboro anche io. “Non ti sembra poco un mese? A me pare che tu mi abbia sopportata di più!” “Certo, ma non uscivamo insieme all’epoca più di una volta al mese. Per il resto erano telefonate in cui per la maggioranza del tempo mi occupavo di lavori domestici, o facevo shopping.” Ho spalancato occhi e bocca. “Non è che non ti ascoltavo, ti ascoltavo, ma con un trasporto limitato. Mi dispiaceva sentirti così ma pensavo, e spesso te lo dicevo, che tu stessi facendo le cose più grandi di quello che erano.”

Il marito di Silvia e FS sono entrambi ingegneri in carriera e ogni tanto sospetto che Silvia mi invidi un pochino per “essermene liberata” (cit.). E così davanti a un cappuccino con cuore di cacao disegnato in cima, scopro che alla fine il sostegno di Silvia era solo formale. E non mi arrabbio, non le dico che io l’avrei davvero sostenuta. Perchè davvero Silvia era stata molto brava in quel periodo. Mi invitava a tutti gli eventi del museo in cui lei lavorava, ed era un ottimo modo per farmi vedere che il mondo era capace di parlare anche d’altro oltre che di problemi sentimentali. Silvia non mi ha mai compianto. Ha fatto quello che aveva sempre fatto. E ha fatto bene.

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E per voi esiste un tempo massimo?

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4 thoughts on “tempo massimo (parte 2+sondaggio)

  1. Bella domanda. Io distinguerei il tempo massimo per tormentare gli amici e i familiari con le proprie elucubrazioni mentali ed un tempo per elaborare individualmente la cosa.
    Dopo più o meno 3 mesi ti rendi conto che ormai le persone intorno a te sono sature e soprattutto non ce la fanno più a vederti star male. Allora un po’ per non farli più preoccupare è un po’ per non rompere le scatole ti sfoghi in altro modo.. scrivendo tanto, leggendo.. trovando questo blog.
    Proprio in questi giorni mi trovo dall’altra parte della barricata: la mia coinquilina é stata lasciata dal ragazzo che frequentava da un paio di mesi; non l’ha presa bene, sono passate solo un paio di settimane ma sono preoccupata per lei.. vorrei poterla rassicurare, confortare,tirare su di morale, ma in questo momento ti senti veramente inutile, perché ” adda passà a nuttata”.
    Sul tempo individuale.. accetto consigli. 🙂

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  2. Il tempo per scassare il prossimo, per me – che sono lenta a elaborare di mio – è indefinito.
    Mi capita di ascoltare amiche che si sono lasciate da ormai un anno e ancora ci sono sotto, ma anche se quando capita entriamo nell’ordine di grandezza delle ore, parliamo di altro tutto il resto del tempo, anche mesi, prima di tornare sull’argomento.
    Quando il dolore cronicizza, ogni tanto torna fuori.
    Anche io sono così: non riesco a superare davvero niente, almeno: mi ci vogliono davvero anni. C’è da dire che ci vuole anche parecchio per coinvolgermi fino a quel punto.

    Dipende: dall’età, dal tipo di rapporto che si è chiuso e da quello che si ha con l’interlocutore, dalla persona che patisce, dalla fase di vita nella quale ci si trova…

    Non penso ci siano regole, penso sia bene tra amici essere sinceri però, anche nel dichiarare eventuale stanchezza verso un certo argomento. Magari, due volte dopo, richiedere come va sotto quell’aspetto.

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  3. Secondo me c’è un tempo massimo per i conoscenti, un mese o due al massimo. Per gli amici il tempo massimo dovrebbe essere notevolmente aumentato, non so bene quantificarlo. I familiari dovrebbero esserci sempre, quindi non c’è un tempo massimo. Certi “lutti” sono lunghi da superare e ogni persona ha diritto che i suoi tempi vengano rispettati.

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  4. Io spero che i miei amici posseggano un pozzo di pazienza, perché con me ce ne vuole, a bidoni! Sono due anni e mezzo che trituro il mio migliore amico con gli stessi discorsi, passando dal marito fedifrago all’amante codardo. Beh, io bacio la terra dove cammina: amico, sostenitore e psicologo per passione. Devo dire che, esclusa la famiglia – che non ha la più pallida idea dei pianti che mi sono fatta – il resto del mondo conosce tutti i fatti miei. Magari qualcuno avrà fatto carne da macello delle mie tribolazioni, ma poco importa, parlare aiuta… tanto prima o poi arriva il momento in cui si sente il bisogno di silenzi. E allora ti lasci trapassare dal quel senso di vuoto, tanto doloroso. E dopo averlo affrontato ti senti più forte.

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