Finali alternativi (2)

Scusate per l’assenza e per la mancata celere continuazione di Finali alternativi. Il fatto è che sono iniziati, e per fortuna anche finiti, i famosi corsi di recupero di fine quadrimestre che mi hanno fatto avere l’impressione di vivere a scuola.

La storia che vi racconto oggi è il finale che avrei voluto io, e che invece è toccato ad un’altra, una lettrice che mi ha raccontato la sua storia. Lei è Eva, classe 84, con matrimonio già fissato quando il suo fidanzato si chiude in sè stesso, senza dare particolari spiegazioni.Lui mette tra di loro migliaia di chilometri, seguendo un progetto lontano da casa. Lei resta.

Gli ho proposto di annullare il matrimonio e semplicemente gli sono stata vicino da lontano, con brevi email o telefonate di massimo 10 minuti.

Segue il devastante periodo in cui il dolore viene amplificato dalla necessità di annullare tutto, di parlare con gli invitati, di ridare i regali. E poi la sofferenza dell’abbandono, dell’attesa speranzosa e disperata.

Nei mesi durissimi in cui ho creduto nel nostro amore nonostante le difficoltà sarebbe stato meraviglioso poter parlare con te. Ho potuto contare sull’aiuto della mia famiglia, ma molte delle persone che avevo intorno non capivano affatto la mia “resistenza”.

E la pazienza con il tempo ha ripagato perchè dopo mesi, lui è tornato, le ha chiesto nuovamente di sposarla e recentemente, quest’inverno, ce l’hanno fatta e sono felici, più felici di quanto sarebbero stati se non avessero annullato il primo matrimonio. A volte la nostra strada dell’Amore ci porta per cammini di dolore.

Perchè racconto questa storia? La mia non è un’apologia del dolore, dell’inevitabile legame tra dolore e amore. Tutt’altro. Io credo che una degli aspetti peggiori del nostro stereotipo dell’amore romantico, sia proprio l’aspetto struggente, l’idea malsana che “chi ama soffre”. Non credo che la donna debba sacrificarsi, attendere come le protagoniste dei romanzi romantici (ad esempio Persuasion) per sette anni il loro amato, che nel frattempo “fa cose” in giro per il mondo. No!

Sto dicendo che non dobbiamo aver paura di impegnarci, di rimanere, di provarci, di mettere impegno, di fare una scelta che altri non condividono, se siamo convinti che la nostra sia una relazione forte che ha perso solo di vigore; un’attesa che non può protrarsi anni, certo.

Perchè provarci? Per evitare il rischio di buttare per la rabbia una relazione che aveva bisogno solo di essere alimentata, innaffiata come un fiore che ha perso le forze, ma che con cura recupera la sua bellezza. E l’amore, come il giardino, richiede pazienza, costanza, cura.

E’ vero, la mia storia non è andata così ma non era l’unico finale possibile.

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2 thoughts on “Finali alternativi (2)

  1. Scusa se mi permetto, ma io penso che alla fine ti sia andata bene. Le persone come l’uomo raccontato in questo post non mi ispirano per niente fiducia. Prima di programmare un matrimonio di sicuro ci si è presi del tempo per riflettere. Non mi piacciono le persone che nell’imminenza delle responsabilità scappano. Quando arriveranno dei figli che cosa faranno? Alla prima difficoltà tagliano la corda.

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    • è vero, Dafne, non è un buon inizio.
      Ma anche una decisione affrettata mantenuta per orgoglio con determinazione può provocare seri danni. Quello che volevo dire è che tutti abbiamo delle fragilità e se siamo disposti ad accettare quelle dell’altro, dobbiamo farlo, senza vergogna, senza lasciarci influenzare, per un tempo ragionevole (chiaro!)
      spesso si getta la spugna senza averci provato, e si perde anche quello che avrebbe potuto crescere…

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