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inquietudini

dunque del pacchetto non si sa nulla. non c’è più.

Giacomo è partito ieri per un viaggio di lavoro e io sono a casa sua per dare da mangiare al cane. Io ho chiesto a Viola di stare qui con me. Era dal liceo che non stavamo insieme. Lei, incredibilmente, ha accettato. Così passeremo qui del tempo come studentesse fuori sede. Dormiamo entrambe nel letto di Giacomo. Viola si occupa di PR in un’impresa che è piuttosto vicina a qui quindi stamattina abbiamo fatto una super colazione insieme, con due caffè Nespresso, frutta e cioccolata.

Ho raccontato a Viola delle mie preoccupazioni. Lei ha detto che è normale che sia preoccupata, che dovrei parlargli, ma che il fatto che mi abbia lasciato a casa sua è sicuramente indice di poche cose da nascondere. Il pacchetto può essere qualsiasi cosa. Anche per me. Eppure un campanellino d’allarme ha iniziato a suonare.

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é scomparso…

il pacchetto è scomparso! Ora la mia testa va a mille: non era per me? per chi era? l’ha spostato? perchè l’ha spostato? c’è un’altra?

cerco di tranquillizzarmi pensando che le cose spesso non sono come sembrano. se aveste aperto la mia borsa per circa un anno avreste trovato l’anello di fidanzamento di FS chiuso in un sacchettino. Magari avreste pensato che non riuscivo a separarmene. In realtà pensavo che se passavo davanti a una gioielleria ed ero di buon umore magari sarei entrata per farmelo valutare. Volevo passare in più gioiellerie per scegliere quella che mi avrebbe pagato di più. Ecco quindi nulla a che vedere con un nostalgico attaccamento. Cioè per molto tempo sono stata nostalgicamente attaccata a FS ma non era per quello che l’anello era nella mia borsa.

In ogni caso il pacchetto non c’è più e Giacomo non dà nessun segno di stranezza.

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di “novità” e attese

Negli ultimi post ho risposto a un po’ di posta; all’inizio lo facevo sempre privatamente, poi mi sono accorta che forse sarebbe stato più utile farlo qui, perchè c’erano più voci coinvolte.

Oggi invece vi racconto un po’ di fatti miei.

  1. Sono in attesa che il Ministero si decida a mettermi in ruolo, visto che sono vincitrice di concorso. Quest’anno la scuola che mi è toccata è penosa, la mia preside è una incompetente patentata che unisce arroganza e ignoranza. Un binomio esplosivo. Venendo da anni in una scuola paritaria cattolica ben gestita, ora mi sembra di essere allo zoo. Non esagero. Ho fatto di tutto per farmela piacere questa scuola. Ora mi metto il cuore in pace, e attendo pazientemente che questo anno scolastico finisca. Mi dispiace per i ragazzi, con cui ho un buon rapporto e per fortuna le lezioni con loro mi piacciono davvero tanto.
  2. Sono in attesa dei risultati del pap test. Durante la visita mi ha detto che va tutto bene, che se vogliamo avere dei figli devo prendere delle pastiglie di acido folico (che sto preventivamente prendendo), attendere i risultati del paptest e quando ce la sentiamo… provarci!
  3. Ma c’è anche un’altra attesa. Che non dovrei attendere. Dunque, l’altro giorno mi si sono incastrate le chiavi di casa dietro a un mobile, troppo pesante per essere spostato. C0sì cercavo una penna lunga o un bastoncino che mi aiutasse a recuperarle. Non stavo frugando a casa di Giacomo! Ma ho aperto il primo cassetto a portata di mano, un cassetto che io non apro MAI. E dentro c’era una scatolina di una gioielleria!!!!!!!!!! Con pacchettino. Io ovviamente ho richiuso in fretta, non ho spiato! Ho fatto un saltino di gioia, poi mi sono ricomposta, ho pensato che potrebbe essere per qualcun’altra (mamma? no, non compie gli anni e poi mi avrebbe chiesto – sorella? no, non ne ha – ex fidanzata? amante? a queste due domande mi sono obbligata a non rispondere, perchè mi sembra ridicolo che lui sconti i pregiudizi che ho sul genere maschile per colpa di un altro). Quindi ho vinto anche la tentazione di aprire di nuovo il cassetto, ho cercato una penna da un’altra parte e ho estratto le chiavi. Sono curiosa da morire!
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Finali alternativi (2)

Scusate per l’assenza e per la mancata celere continuazione di Finali alternativi. Il fatto è che sono iniziati, e per fortuna anche finiti, i famosi corsi di recupero di fine quadrimestre che mi hanno fatto avere l’impressione di vivere a scuola.

La storia che vi racconto oggi è il finale che avrei voluto io, e che invece è toccato ad un’altra, una lettrice che mi ha raccontato la sua storia. Lei è Eva, classe 84, con matrimonio già fissato quando il suo fidanzato si chiude in sè stesso, senza dare particolari spiegazioni.Lui mette tra di loro migliaia di chilometri, seguendo un progetto lontano da casa. Lei resta.

Gli ho proposto di annullare il matrimonio e semplicemente gli sono stata vicino da lontano, con brevi email o telefonate di massimo 10 minuti.

Segue il devastante periodo in cui il dolore viene amplificato dalla necessità di annullare tutto, di parlare con gli invitati, di ridare i regali. E poi la sofferenza dell’abbandono, dell’attesa speranzosa e disperata.

Nei mesi durissimi in cui ho creduto nel nostro amore nonostante le difficoltà sarebbe stato meraviglioso poter parlare con te. Ho potuto contare sull’aiuto della mia famiglia, ma molte delle persone che avevo intorno non capivano affatto la mia “resistenza”.

E la pazienza con il tempo ha ripagato perchè dopo mesi, lui è tornato, le ha chiesto nuovamente di sposarla e recentemente, quest’inverno, ce l’hanno fatta e sono felici, più felici di quanto sarebbero stati se non avessero annullato il primo matrimonio. A volte la nostra strada dell’Amore ci porta per cammini di dolore.

Perchè racconto questa storia? La mia non è un’apologia del dolore, dell’inevitabile legame tra dolore e amore. Tutt’altro. Io credo che una degli aspetti peggiori del nostro stereotipo dell’amore romantico, sia proprio l’aspetto struggente, l’idea malsana che “chi ama soffre”. Non credo che la donna debba sacrificarsi, attendere come le protagoniste dei romanzi romantici (ad esempio Persuasion) per sette anni il loro amato, che nel frattempo “fa cose” in giro per il mondo. No!

Sto dicendo che non dobbiamo aver paura di impegnarci, di rimanere, di provarci, di mettere impegno, di fare una scelta che altri non condividono, se siamo convinti che la nostra sia una relazione forte che ha perso solo di vigore; un’attesa che non può protrarsi anni, certo.

Perchè provarci? Per evitare il rischio di buttare per la rabbia una relazione che aveva bisogno solo di essere alimentata, innaffiata come un fiore che ha perso le forze, ma che con cura recupera la sua bellezza. E l’amore, come il giardino, richiede pazienza, costanza, cura.

E’ vero, la mia storia non è andata così ma non era l’unico finale possibile.

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single a trent’anni a Firenze

Vi metto il link ad un articolo . “Firenze la capitale dei single”e copio qui alcuni punti:

A Firenze «ci si vede» o «ci si frequenta», «sei un’amica non di certo la fidanzata». Sì, la parola fidanzato/a sta addosso come un jeans troppo stretto, una camicia che veste male, tanto che è persino difficile dire «stiamo insieme». Funziona spesso così.

Ma la singletudine è un’arma a doppio taglio: il rischio per gli psicologi è che l’inseguimento ossessivo della felicità e del sogno del «principe azzurro sul cavallo bianco» ci facciano rinunciare per sempre a quell’attimo fuggente che rappresenta l’amore. E che così si lascino passare treni senza più ritorno, con tutte le conseguenze del caso. Anche in termini sociali. Una fissazione, quella della ricerca dell’altra metà del cielo, che in epoche precedenti sarebbe stata propria della fase adolescenziale e che oggi sembra attraversare tutta l’esistenza.

Che ne pensate?

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finali alternativi (1)

In questi anni (più di due) ormai, molte persone hanno commentato o mi hanno inviato email. Statisticamente, la stragrande maggioranza raccontava storie già finite, in cui era esaurito tutto almeno da parte di uno dei due. Molte ragazze soprattutto mi hanno raccontato di attese che alla fine non hanno portato a nulla, e in cui, purtroppo io mi sono riconosciuta.

Tornando indietro lo aspetteresti così tanto? O butteresti tutto all’aria? Mi ha chiesto una lettrice in una mail. Io non mi sono pentita della mia attesa, è stata un’attesa fiduciosa anche se con momenti di sconforto ma davvero non volevo lasciare nulla di intentato.

Se avessi saputo che c’era un’altra l’avresti aspettato? No. Lo ammetto.

Ma ci sono anche finali alternativi. Quando io e FS ci siamo lasciati gli avevo proposto una terapia di coppia, dopo un mese in cui eravamo in case separate e lui mi diceva che ci doveva ancora pensare. Lui ha rifiutato. Lo stesso è successo quando gli ho proposto la strada di Retrouvaille : ne avevo sentito parlare e mi aveva incuriosito. Si tratta di

“un servizio esperienziale offerto a coppie sposate o conviventi che soffrono gravi problemi di relazione, che sono in procinto di separarsi o già separate o divorziate, che intendono ricostruire la loro relazione d’amore lavorando per salvare il loro matrimonio in crisi, ferito e lacerato”.

Io ero convintissima, mi sembrava, leggendo le testimonianze che potesse essere una strada percorribile. Ce la potevamo fare. Ovviamente in questi casi bisogna avere la volontà di farlo, e FS non ne aveva più. Se l’avessi scoperto prima l’avrei proposto fin da subito, magari qualcosa avremmo potuto salvare. Ma tant’è. Per questo quando qualcuno mi racconta una storia finita da poco gli consiglio di provare Retrouvaille. Proprio perchè io avrei proprio voluto farlo e molte coppie hanno trovato sollievo grazie ai loro programmi.

Provare tutte le vie possibili è uno spreco di tempo? E’ vero nel mio caso non è servito ma io credo che una relazione si fondi in maniera uguale su amore e impegno e che entrambi si alimentino a vicenda.

Ha senso aspettare se la persona che amiamo ha un’altra relazione? No, io credo di no. In questo caso non credo che abbia senso. Altra storia è quella di un tradimento. Lì dobbiamo davvero capire soprattutto noi stessi: quanto siamo disposti a perdonare, e soprattutto quanto siamo capaci di fidarci di nuovo. Anche qui, se il pentimento è sincero è fondamentale farsi aiutare nel cammino di risanamento.

Quanto aspettare se il partner ci chiede una “pausa” o se la relazione è finita per ragioni non determinanti? Dipende dalle storie, da quanto durava la relazione, dalle ragioni della separazione. L’importante è che il tempo di attesa non sia un tempo morto, ma un tempo vivo, fatto di riflessione, di passi verso l’altro e verso di noi, un cammino di conoscenza di sè e dell’altro. Dipende dal nostro amore. Ma non deve mai essere una sottrazione di vita.

 

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the reason why

Cat, quanto del tuo perdono dipende dal tuo nuovo inizio e quanto del tuo nuovo inizio dipende dal tuo perdono? Mi spiego meglio: saresti riuscita a “lasciarlo andare” con tutto il carico d’odio se ora non avessi Giacomo, se non vedessi la possibilità di crearti una famiglia come hai sempre desiderato, se fossi ancora in una situazione in cui incolpare lui di averti “rovinato la vita”? O, da un diverso punto di vista, saresti mai riuscita a trovarti in questa situazione di rinascita se avessi ancora addosso la pesantezza di quel carico d’odio? Qual è la causa e qual è l’effetto? Marco

Quanto le nostre azioni sono influenzate da quello che ci capita? molto. moltissimo. E infatti non mi sento particolarmente “esemplare” per essere riuscita a smettere di odiare qualcuno nel momento in cui sto bene.

Mi sento semplicemente meglio a smettere di odiare. E in questo senso la cosa diventa “esemplare”: sto condividendo con voi una sensazione che mi fa sentire davvero BENE. E spero che anche voi riusciate a farlo, dato che molti dei miei lettori vivono storie simili.

Non arriverò mai a pensare con tenerezza a FS, forse, e nemmeno con commiserazione, come scriveva una lettrice nei commenti. Non arriverò nemmeno a dire con assoluta sicurezza “è andata meglio così”, perchè io ho messo sei anni di cuore, di scelte, di vita su di lui. Penserò, poi, sempre con dolore a quei mesi passati in attesa, a quelle dolorose scoperte. Penserò con commiserazione a ME, mentre lo ascolto parlare della sua ragazza incinta. MA sarà solo ricordo di un dolore, non odio.

Arriverò a volergli bene di nuovo? O l’assenza di odio sarà un’assoluta indifferenza? Non lo so. E’ l’assenza di odio un principio di bene? Credo di sì.

In tutto questo quanto influisce Giacomo? E, allo stesso tempo, quanto questa “liberazione” può influire nella relazione tra noi due? Moltissimo. E’ la risposta a entrambe le domande. L’odio “impegna”, l’amore libera. E io mi sento leggera…E sapere in che misura il mio cammino, le storie che mi mandate, le mie letture, Giacomo hanno determinato questa nuova consapevolezza mi interessa poco. Sono e sarò eternamente Grata a chi mi ha accompagnato in questo difficile cammino e a chi continua a farlo ora che la strada è in pianura.

Grazie Marco, per la tua domanda. Aspetto aggiornamenti sulla tua storia. Un abbraccio. Cat